Guariento Mario | Avvento
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Avvento

28 Nov Avvento

L’Avvento è caratterizzato dalla gioia perché Dio colma i desideri del cuore umano con la pienezza della sua presenza. “Alzatevi e levate il capo perché la vostra liberazione è vicina” (Lc 21,28).
Gesù esorta a non ripiegarsi su se stessi, prigionieri dei propri limiti, ma a farsi “sentinelle del mattino” (Is 21,11). Affrancato dal male, l’uomo di fede alza lo sguardo. Il suo orizzonte si allarga e spazia sull’infinito. Sollevare lo sguardo significa andare al di là del banale quotidiano, e puntare dritto sulla strada dell’oltre. Per questo l’Avvento è tempo di silenzio e di contemplazione, di vigilanza e preghiera. Il cupo silenzio di Dio che accompagnava Israele dopo anni di duro esilio, viene squarciato da Gesù, la Parola fatta carne. Quel silenzio preannuncia una gestazione santa che preparerà il natale prodigioso del Verbo. Sentinelle del mattino: la sentinella vigila dall’alto. Da lassù riesce a vedere lontano. La lungimiranza è la nota dominante dell’Avvento. Alle sentinelle, che tengono gli occhi fissi sui confini dell’oltre, è richiesta vigilanza per annunciare Gesù, il sole nascente. Missione della sentinella è di vegliare e avvisare. Il discepolo di Gesù svolge un’analoga missione. Rimane in ascolto della Parola per comunicarla. Sa di dover comunicare la verità di Dio alla comunità cristiana e al mondo. Dio continua a venire sul pianeta e a ricrearlo con il suo amore. Non sbuca dalle nubi del cielo, ma sboccia nei segni di pace e di perdono che fioriscono sulla faccia della terra. È Avvento ogniqualvolta c’è una mano tesa pronta a riallacciare i contatti, ogni volta che un sorriso dipinge un arcobaleno di pace, ogni volta che il sangue viene versato per amore. Avvento non è camminare verso la fine, ma verso il fine. Il dissolversi del mondo e dell’uomo vecchio determinano il nascere di quello nuovo. La vittoria finale non arriderà al male, ma a quel bambino inerme, sulle cui spalle “è il segno della sovranità, ed è chiamato:consigliere ammirabile, Dio potente, padre per sempre, principe della pace” (Is 9,5).
Nella ferialità dei giorni l’uomo prepara l’Avvento di Dio. L’uomo di fede riconosce attorno a sé fragilità e crepe che è chiamato a guarire, grazie a una pienezza di senso che gli abita dentro. Nell’uomo è impressa, infatti, una traccia indelebile del Creatore, mediante la quale intuisce le altezze a cui è stato destinato oltre il segmento dell’esistenza. L’Avvento rafforza la nostalgia di Dio e affretta la volontà di entrare in relazione con lui. L’orma di divino che abita l’uomo lo rende capace di gesti di bellezza e di bontà. Essa lo sospinge oltre se stesso, e lo rende pronto a portare a compimento le promesse di bene che il Signore ha garantito a Israele: “Verranno giorni nei quali io realizzerò le promesse che ho fatto alla casa di Israele” (Ger 33,14). Credenti e non credenti si mettono sulla strada di Betlemme per raggiungere una grotta più luminosa di altre, perché abitazione di Dio oltre che dell’uomo, riparo fortuito del Messia fatto carne. L’ingresso di Dio nel tempo dà senso e valore alla storia terrena. Re di pace, farà richiesta di disarmo, ma delle intelligenze prima ancora che degli eserciti; chiederà armonia, ma dei cuori prima che della vita civile e politica; offrirà un arcobaleno di riconciliazione, ma con lui prima ancora che con la natura. Su tali orizzonti e ampiezze lo si potrà incontrare.