Guariento Mario | EPIFANIA DEL SIGNORE
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EPIFANIA DEL SIGNORE

05 Gen EPIFANIA DEL SIGNORE

Signore, aprì gli occhi del mio spirito e purifica il mio cuore

così che ti ossa contemplare con stupore e amore.

Tu sei l’anima della mia vita e il respiro del mio essere;

fa che non desideri altro che te e di te solo mi inebri.

Tu sei in me e tutta la mia anima è immersa nella tua divinità e sapienza.

Non permettere che altri amori prendano possesso di me

ma con la carità del tuo cuore possa amare tutti gli amori

che tu mi offri con umiltà e gratuità come tu mi hai insegnato. Amen.    

La Festa della Epifania ci prende per mano e ci conduce a riflettere su un grande tema della vita spirituale che ha affascinato i mistici.

LA NOSTRA RICERCA DI DIO E DIO CHE CERCA NOI.

I magi ci indicano che la fede richiede un cammino serio, una ricerca sincera della verità, del significato della propria appartenenza al Signore.
I magi osservano, si mettono in cammino, domandano, ascoltano, adorano, offrono, ritornano trasformati.
Di fronte al Mistero non c’è che l’adorazione silenziosa, l’offerta di se stessi mediante i propri doni: davanti lui si può deporre la mirra amara delle proprie paure l’oro e l’incenso del proprio rispetto e della propria fiducia adorante.

Si può dire che la ricerca di Gesù,

1. ci fa persone che non si accontentano di una quotidianità senza futuro, non si rassegnano; rivela il germe di speranza che lo Spirito non lascia mancare nel fondo del nostro cuore.
Ogni uomo e ogni donna crescono quando, partendo anche da una situazione difficile, si mettono in ricerca del senso.
È l’assenza Dio la ragione ultima delle inquietudini dell’uomo, la ricerca di Dio è la molla che ci spinge ad andare continuamente oltre, mai pienamente soddisfatti.

2. I magi ci dicono che bisogna cercare il Signore, non altro, accogliendolo nella povertà dei suoi segni. È facile cercare altro, illudendo di cercare Dio o il Figlio che egli ci ha mandato. Quando i discepoli si misero sulle tracce di Gesù e avrebbero voluto portarlo indietro, avrebbero voluto appropriarsi di lui, egli non si lascia imprigionare, perché non è venuto per cercare il successo, per fare miracoli (Mc 1,36-38): questi sono segni di una realtà più grande e più profonda.
Anche la ricerca di Maria Maddalena il mattino di Pasqua era sbagliata perché era riduttiva, faceva fatica ad aprirsi al messia, amava molto il Maestro, ma in realtà voleva possederlo, non accettava la sovrana libertà di Dio e si irrigidiva sul modo con cui Gesù era stato da lei conosciuto (Gv 20,17).
Ciò che impedisce di cercare veramente il Signore è l’irrigidimento, il fissarsi su un modo di intendere il suo mistero o il mistero del regno di Dio e le forme del suo manifestarsi.
Gesù è venuto per far conoscere un Dio che si rivela sulla croce, cioè nel totale dono di sé: Gesù rivela Dio Padre non eliminando la croce, ma assicurando che in essa è presente la forza della condivisione e dell’amore.

3. I magi ci ricordano che non è possibile un’autentica ricerca di Gesù e di Dio senza la disponibilità al cambiamento. Non si va in cerca di Dio per conservare se stessi e difendere le proprie abitudini: cercare Dio significa essere disposti a uscire da sé, a compiere un esodo, ad abbandonare le nostre vie, ad accettare le sue.
Narrando l’episodio dei magi, Matteo rivolge un monito a tutti noi che talvolta abbiamo paura di aprire gli occhi, di accogliere le manifestazioni improvvise di Dio che ci chiede di fare gesti concreti di condivisione e di fraternità, di andare controcorrente, di fare delle forti scelte evangeliche che conducano a una vera giustizia e a una vera pace. 
La manifestazione di Dio può avvenire o attraverso segni naturali o attraverso la Parola rivelata, ma non agisce se noi non ci lasciamo illuminare dalla sua luce che trasfigura le persone e la realtà, se non ci muoviamo, se non camminiamo, se non superiamo le inevitabili oscurità, se non ci mettiamo in adorazione davanti a Dio e al suo Figlio, Gesù Cristo, crocifisso e risorto.
Il peregrinare faticoso e perseverante dei magi permette a ciascuno di noi di riconoscere se stesso, le sue oscurità, i suoi momenti di paura, di speranza, di luce, di gioia, di pace.
Il viaggio dei magi, è il simbolo del cammino di ogni uomo e di ogni donna della terra alla ricerca della verità e quindi alla ricerca del volto di Dio. In questo viaggio per ognuno c’è una stella che lo invita e che lo guida: è la voce interiore che viene dallo Spirito, che diventa luce per il cuore e lo apre alla rivelazione dell’amore di Dio, manifestatosi in Gesù Cristo. Ricercare il volto di Dio nei segni della storia, nei segni non ambigui lasciati da Gesù di Nazaret è la vocazione possibile per ogni uomo e per ogni donna.
Nei magi vediamo espressi gli atteggiamenti fondamentali di questa ricerca: domandare, informarsi, leggere, ascoltare sono momenti della ricerca spirituale che richiedono prima di tutto non viaggi esteriori, lunghi e avventurosi, ma un minimo di vittoria sulla pigrizia, una disponibilità a rientrare in se stessi e a riflettere con perseveranza e con fiducia.
Dio si offre, vuole rivelarsi. Ma non ci forza ad accoglierlo. La sua potenza è potenza di amore, e l’amore vuole la libertà dell’amato. Dio parla e nello stesso tempo tace, bussa e attende alla porta. Tutto dipende dalla regale libertà della fede. Tutto dipende dalla nostra decisione.
Dio solo fonda il desiderio, lo libera e lo attira. Pone noi suoi figli, nei nostri limiti, ma ci chiama ad una totale comunione con lui, aperta e vivificata dal dinamismo dell’amore. 
 È questo amore-desiderio a produrre ogni amicizia, ogni comunione. Il linguaggio delle anime è il loro desiderio. Al vertice di questa pagina evangelica sta sempre il quadro consolante, sereno, pieno di gioia e di speranza: il Bambino, in braccio a Maria, sua madre, è adorato dagli uomini e con il suo amore irradia su tutti la luce della salvezza.

Il cercare di Dio: l’invincibile forza dell’amore

Il suo cercarci è il volto più convincente del suo folle amore per noi. Così folle che spazza via ogni logica di buon senso o di opportunità e di calcolo. Nessuno lascerebbe un tesoro prezioso e sicuro per qualche cosa di incerto e di scarso valore. La logica dell’amore ci svela che tutto ha un infinito valore, anche le cose che ai nostri occhi sembrano meschine.

Quando si è innamorati ogni razionalità si spegne e l’amore esalta fino all’estasi l volto di chi si ama.

“Se uno di voi ha cento pecore e ne perde una, che cosa fa? Lascia le altre novantanove al sicuro per andare a cercare quella che si è smarrita e la cerca finché non l’ha ritrovata. Quando la trova, se la mette sulle spalle pieno di gioia, e ritorna a casa sua. Poi chiama gli amici e i vicini e dice loro: ‘Fate festa con me, perché ho ritrovato la mia pecora, quella che si era smarrita’. Così è anche per il regno di Dio: vi assicuro che in cielo si fa più festa per un peccatore che si converte che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione.” Luca 15, 1-10.

“Se una donna possiede dieci monete d’argento e ne perde una, che cosa fa? Accende la luce, spazza bene la casa e si mette a cercare accuratamente la sua moneta finché non la trova. Quando l’ha trovata, chiama le amiche e le vicine di casa e dice loro: Fate festa con me, perché ho ritrovato la moneta d’argento che avevo perduta’.

Così, vi dico, anche gli angeli di Dio fanno grande festa per un solo peccatore che cambia vita’.

“Il regno dei cieli è simile ad un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra”. Matteo 13,45-46.

E’ questo insistente finchè che dice l’insaziabile sete d’amore che Dio ha nei nostri confronti. Nulla lo sazia, nulla pacifica il suo cuore se non il possesso di noi che infinitamente ama. Ci ama come e quanto ama se stesso. Noi siamo la sua realizzazione, la sua pace e la sua gioia in pienezza.

Le parabole della pecorella smarrita, della dramma perduta.  (Lc 15,1-10)
ci raccontano il volto della ineffabile tenerezza di Dio”.

Credo non ci siano espressioni più idonee per inquadrare nella sua vera luce il messaggio in esse contenuto: Dio ci cerca per portarci tra le sue braccia a costo di ogni sacrificio.

Dio è Amore e noi siamo il sacramento vivente del suo amore presente nella storia, un immenso Cantico dei cantici. Egli mette in noi il suo amore perché noi possiamo entrare in comunione cosciente con colui che è la pienezza della carità. 

In Dio, il desiderio di amore è forza di unità e di comunione. Come gli amanti per l’ardore dell’amore non appartengono più a se stessi ma a coloro che amano, così anche Dio esce da se stesso quando cerca noi che siamo i tesori del suo amore e del suo desiderio .