Guariento Mario | Domenica 32 Festa- Giovanni 2,13-22
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Domenica 32 Festa- Giovanni 2,13-22

06 Nov Domenica 32 Festa- Giovanni 2,13-22

«Non fate della casa del Padre mio un mercato!».
In quel luogo Gesù si sente un estraneo. Quello che vedono i suoi occhi non ha nulla a che fare con il vero culto a suo Padre. Quel tempio non è la casa di un Dio Padre in cui tutti si accolgono a vicenda come fratelli e sorelle. Quello non è altro che un mercato in cui ciascuno cerca di fare i propri affari. Quasi senza rendercene conto, tutti noi possiamo diventare «venditori e cambiamonete» che sanno vivere cercando il proprio interesse. Stiamo trasformando il mondo in un grande mercato in cui tutto viene comprato e venduto, e corriamo il rischio di vivere in maniera commerciale anche il rapporto con Dio.
Siamo chiamati fare delle nostre comunità cristiane uno spazio nel quale tutti possano sentirsi nella «casa del Padre», una casa dove non vengano chiuse le porte a nessuno, in cui nessuno sia escluso o discriminato; una casa dove ci sia dato di imparare ad ascoltare la sofferenza dei più derelitti tra i figli di Dio e non solo il nostro interesse personale; una casa in cui si possa invocare Dio come Padre perché ci si sente suoi figli e sue figlie, e si cerca di vivere da fratelli e sorelle. Se c’è una costante che appare nel nucleo stesso del suo messaggio è la gratuità di Dio, il quale ama senza limiti i suoi figli e le sue figlie e vuole vedere tra loro solo amore fraterno e solidale. Forse, la prima cosa che abbiamo bisogno di ascoltare oggi nella Chiesa è l’annuncio della gratuità di Dio. In un mondo trasformato in mercato, dove tutto è richiesto, comprato o guadagnato, solo ciò che è gratuito può continuare ad affascinare e a sorprendere, poiché è il segno più autentico dell’amore. 

Occorre oggi cercare di vivere esperienze che siano all’insegna della gratuità, dare spazio al desiderio profondo che è in noi di portare a termine un impegno, un’attività, coltivare una relazione semplicemente perché è bello e vale la pena di essere compiuta.

E’ la beatitudine del gratuito, la beatitudine stessa di Dio: «gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8). Eppure, ci si potrebbe chiedere, come si può vivere all’insegna della gratuità quando la vita è segnata da ferite profonde che ne condizionano lo slancio, ne bloccano l’ardore e la capacità di giocarsi? Qui si mostra ancora una volta il paradosso del vangelo quando indica che sono le persone apparentemente incapaci, ferite, segnate, insomma i “poveri” sotto tutti i punti di vista, proprio essi sono in realtà i più idonei a vivere la gratuità, trovando inaspettatamente ciò a cui avevano ormai rinunciato a cercare. È infatti significativo che nella Bibbia, e nella vita, coloro che risultano capaci di gratuità, di ospitalità e dono di sé sono i “servi inutili”, i poveri, i piccoli della terra. 

Gesù, guardando le offerte gettate nel Tempio, insegna ai suoi che l’unica persona capace di dono gratuito è stata una povera vedova che ha dato tutto ciò che aveva per vivere. Questa figura esprime bene il paradosso del vangelo e invita ciascuno a questa conversione, anzitutto dei criteri di valutazione a proposito di ciò che conta nella vita.

Fa’ o Signore, che la verità luminosa che è in te,

mi possieda totalmente

fino a rendere luminoso anche il mio volto.