Guariento Mario | Memoria dei fratelli defunti. Giovanni 6, 37-40
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Memoria dei fratelli defunti. Giovanni 6, 37-40

03 Nov Memoria dei fratelli defunti. Giovanni 6, 37-40

“Questa è la volontà di Colui che mi ha mandato, che non perda nulla di quanto egli, mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno.” 

Certe domande ci attendono da sempre. Possiamo eluderle, cercare di sviarle, continuare a cambiare discorso, ma dentro di noi sappiamo che questo gioco a rimpiattino ha un prezzo. Sfuggire a tali domande significa sfuggire a noi stessi e non rispondere all’appello che la vita ci lancia. Una di queste domande è: Perché la morte, che significa risurrezione?

La risurrezione indica che Gesù ha vissuto la morte ignominiosa con una tale fiducia nella forza di Dio, da farla esplodere come nuovo inizio, nel momento della sua sconfitta storica. Gesù cioè ha affrontato la violenza e l’odio che l’hanno condotto alla croce con un amore, una dedizione e una misericordia tali da farne il luogo di un ‘irruzione straordinaria della sua forza di Vita. La risurrezione significa che Gesù ha vissuto con una tale fedeltà a Dio da realizzare un’esplosione di vita negli spazi della morte.
L’insegnamento perciò che riassume l’evento della risurrezione è il fatto che l’amore è la ragione fontale e suprema di ogni forma di vita e che il destino di morte, intrinseco alla condizione attuale della creatura umana, acquista senso all’interno di un ‘esistenza pervasa da un amore incondizionato, agli uomini e a Dio. 

I primi cristiani hanno descritto questa esperienza come irruzione dello Spirito Santo che ha risuscitato Gesù dai morti, costituendolo Figlio suo e nostro Signore e che ha inondato di forza nuova coloro che ne accoglievano la presenza.                

I nostri fratelli e sorelle defunti che oggi ricordiamo sono loro stessi risorti con Cristo in Dio. Con la morte di Gesù si annuncia un’era nuova, perché la morte cede per sempre il passo alla vita, siamo liberati dal potere arrogante e assoluto che è la morte. Gesù, con la morte scompare dalla vista e si sottrae all’esperienza fisica. È il paradosso della Pasqua! Egli è divenuto una Presenza assente o una Assenza presente. Vive in mezzo a noi, in noi. È assente perché nessuno può contenerlo e tanto meno possederlo; presente perché si lascia intravedere nei segni che ne testimoniano la «Presenza»: i segni sono le parole che ha detto, i gesti che ha compiuto, la speranza che ha lasciato, specialmente ai poveri e ai derelitti che ha dichiarato «Beati» per il Padre suo. Vogliamo anche noi abitare il cuore di Dio che ci è stato svelato nel mistero della passione, della morte e della risurrezione di Gesù, invocando lo Spirito Santo perché ci radichi nel fondamento della risurrezione del Signore, premessa della nostra. Il giorno della memoria dei nostri fratelli e sorelle defunti grida che tutti risorgiamo e siamo chiamati a leggere i segni non già del sepolcro, ma della storia; è nella quotidiana storia di ogni giorno il nuovo tempio dove Dio incontra l’umanità per celebrare un incontro d’amore e di vita: un incontro tra innamorati.