06 Nov Domenica Trentaduesima. Matteo 25, 1-13
Matteo scrisse il suo vangelo in momenti critici per i discepoli di Gesù. La venuta di Cristo ritardava. Era necessario ravvivare nuovamente la prima conversione ricordando una parabola di Gesù. La festa delle dieci vergini è una festa che ricorda i rituali delle nozze giudaiche del primo secolo d.C.
Il Regno appartiene a chi sa uscire, varcare notti e solitudini, vivere di incontri, costruire relazioni e scelte d’amore. Lo sposalizio a cui siamo invitati è l’esistenza, è la vita a cui siamo stati chiamati. Il compito di queste ragazze è attendere lo sposo. E’ l’unico vero scopo della vita. In questo universo meraviglioso, sotto queste sconfinate stelle, siamo chiamati a renderci conto che da Dio veniamo e lui stiamo attendendo perché ci riporti a casa. Le giovani sono l’umanità. Tutte sono capaci di amare e tutte si addormentano. Siamo incompiuti e fragili, stanchi per le fatiche della quotidianità ma non sempre siamo sapienti, cioè abbiamo consapevolezza della nostra responsabilità davanti alla vita, alla nostra vita. Le cinque ragazze sagge hanno compreso che senza olio non ci sarebbe lume per la lampada e senza lampada non ci sarebbe senso per il loro essere lì dove devono essere. L’uomo saggio è colui che si rende conto che la vita ha uno scopo che è molto, molto oltre il costruirsi una casa, oltre il mangiare, bere, dormire, riprodursi, lavorare, divertirsi, invecchiare e morire: è AMARE.
L’uomo saggio si rende conto che la lampada della vita, alimentata solo dallo stoppino del proprio interesse personale, delle aspettative altrui, dell’invidia, della competizione, è una vita senza olio, senza senso, si spegne da sola, non fa luce, perché non dona felicità, NON AMA. L’olio della lampada, la nostra esperienza d’amore non è cedibile perché nessuno può amare al nostro posto, è ciò che ti rende unico, irripetibile ed eterno. Il vissuto d’amore non lo si può distruggere, né eliminare, è la più grande e vera ricchezza che l’uomo possiede. La mancanza dell’olio che è l’amore è motivo e ragione profonda di ogni divisione, ingiustizia e violenza. Amare è più importante del nostro nome per essere riconosciuti dagli uomini, è più fondamentale dell’appartenenza a questa o a quella religione per essere riconosciuti da Dio: Signore, aprici! Non vi conosco, dice il Signore. L’uomo saggio sa che prima di quel giorno, prima di quell’alba senza tramonto, del giorno senza fine, lo Sposo verrà, e il grido Ecco lo sposo! Andategli incontro, già echeggia tra le stelle e le galassie. Lo Sposo sta tornando, e non metaforicamente, sta tornando nella sua gloria per creare strade di luce. Oggi l’uomo sapiente, consapevole del senso della vita e della sua responsabilità davanti alla storia è invitato a spendersi con amore per illuminare il cammino di questa umanità verso la sua evoluzione divina. L’umanità è ovviamente occupata in tutt’altro, ma mezzanotte è già suonata, e il grido Ecco lo sposo! Andategli incontro ha già attraversato galassie e cuori.
Se viviamo nell’ Amore allora lo scopo della vita diventa la bellezza. Di fuori anneriti e imbrattati, ma dentro risplendenti di una luce accecante. Occorre dissotterrare questo cuore preziosissimo, questo nucleo angelico che si cela misteriosamente in ogni uomo, terso come una stilla di rugiada che arde e scintilla al sole e in cui dimora lo Spirito che è Amore.
La Sapienza che viene dall’alto manifesterà allora in noi la presenza di Dio-Amore, le sue viscere di misericordia, il suo Volto rivolto al mondo, e nello stesso tempo rivelerà la segreta trasparenza delle cose in ogni cuore purificato.