Guariento Mario | Domenica quarta di Avvento. Matteo 1,18-24
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Domenica quarta di Avvento. Matteo 1,18-24

19 Dic Domenica quarta di Avvento. Matteo 1,18-24

Il testo ci invita ad assumere un atteggiamento contemplativo. Contemplare non significa evadere dalla logica dell’evento, ma assimilarne profondamente il significato e viverne il senso ultimo. Gesù ha incarnato l’ideale della vita umana vissuta in risposta fedele a Dio, così che Dio fosse in grado di agire attraverso di lui e lui di conseguenza, rappresentasse un amore che è un riflesso umano dell’amore divino: Gesù ha reso Dio reale per noi e la sua vita, i suoi insegnamenti ci spingono a vivere alla presenza di Dio.

Nazaret diventa così il segno dell’epifania di Dio nelle piccole cose, è il segno della parola divina celata nelle spoglie umili della vita semplice, è il segno del sorriso di Dio sulla nostra via intessuta di quotidianità. Certo, alzarsi presto a mattino per infilarsi nella vita di tutti i giorni spesso colmi di banalità, di atti sempre ugual per ritornare a sera in una stanza senza grandi attese è un itinerario spiritualmente e umanamente difficile. II dono fondamentale da invocare è, quindi, quello della fedeltà, della costanza, della sapienza che sa raccogliere le sottili parole di Dio celate all’interno dei volti usuali, degli eventi ripetuti, della monotonia domestica. Le ultime parole di Bonhoeffer prima di essere impiccato dai nazistil sabato santo 9 aprile1945, a 39 anni, furono queste: ” Fratelli, finché non giunge, dopo la lunga notte, il nostro giorno, resistiamo! ».E nel Natale del 1943 aveva steso questa preghiera: «C’è buio in me, in te invece c’è luce. Sono solo ma tu non mi abbandoni. Non ho coraggio, ma tu mi sei d’aiuto; sono inquieto ma in te c’è la pace. C’è amarezza in me, in te pazienza. Non capisco te tue vie ma tu sai qual è la mia strada». Anche se il percorso di Nazaret sembra essere così povero, se lo si segue con fedeltà e amore, è inserito nel progetto dì Dio, è ” profezia”, è parola di Dio e risposta di fede. Non per nulla la Galilea, luogo dell’infanzia e della giovinezza nascosta di Gesù, si trasformerà, nella finale dei vangelo di Matteo, nel luogo della solenne teofania pasquale del Cristo glorioso (Mt 28, 1620). La vita quotidiana esige non solo fedeltà ma anche amore, esige la gratuità. Quel grigio dipanarsi di atti sempre uguali ha un sapore solo se alla sera sapremo incontrare Colui che è il nostro amore fedele, l’amico frequentato lungo il giorno. Allora quella stanza in cui ritorniamo soli con Lui ha colore e calore. Sapremo accettare fatiche e solitudini se un’ amore ci illumina, il sorriso del Padre ci abita. Gli stessi, identici atti compiuti da una persona innamorata e da un uomo infelice hanno una diversa qualità umana. Ma per passare attraverso la Nazaret quotidiana bisogna imparare la dimensione perfetta dell’amore che è donazione silenziosa, è oblazione gioiosa e libera. L’amore, non «economico», si effonde di per se stesso, con gioia, senza incubi, con abbandono. JeanJoseph Surin, scrittore spirituale e mistico, confessava: «Adesso che tutto ho lasciato, la mia libertà ho trovato». Quanto più l’uomo si distacca dall’egoismo, dalla logica dello scambio e dell’interesse tanto più la sua vita acquista pace e libertà. Nazaret può trasformarsi in Gerusalemme quando c’è l’amore nel cuore di chi la abita. II Cantico dei Cantici è stato scritto in Palestina, una terra assolata, desertica, bruciata dalla calura e con una vegetazione stentata. Eppure il paesaggio che esso descrive è primaverile, fresco, pieno di verde e di profumi. Chi ha il cuore innamorato trasforma anche la piattezza incolore del deserto quotidiano. Nella Via del pellegrino I’ anonimo russo scrive: ” Quando io pregavo interiormente ed ero avvolto dall’amore, tutto il mondo mi appariva sotto un aspetto meraviglioso: alberi, uccelli, erbe, terra, aria, luce, ogni cosa sembrava dirmi che esisteva per l’uomo e testimoniava l’amore di Dio per lui, cantando la gloria dei Signore».