19 Feb Quaresima. Cercare Dio
La vita dell’uomo è un cammino nella notte e nel mistero. Oggi come ieri, oggi più di ieri.
Nonostante il valore e l’importanza che assegniamo alla tecnica nella vita moderna, se per poco esaminiamo in profondità, dovremo concludere che la ragione l’altro ieri, la scienza ieri, la tecnica oggi, non hanno sciolto i problemi fondamentali che pone la vita agli spiriti più pensosi e coscienti. L’uomo si sente come avvolto e perduto nel mistero. La nostra finitezza non ci concede mai di arrivare in modo pieno, completo, quietante, alla verità e all’amore. Vi è una drammaticità in questa situazione dello spirito, che ha riscontro anche nella storia, così travagliata, del pensiero umano.
Il mistero, che avvolge e tormenta l’uomo, si risolve solo con la scoperta e l’incontro d’amore con Dio, il quale sottrae l’uomo alle sue limitazioni e lo schiude all’infinito. E’ solo Dio che dà un volto e un senso alla vita dell’uomo, elevando e arricchendo le sue limitate capacità, quietando le sue ansie e i suoi illimitati desideri.
Quello che urge nella storia di ogni uomo è cercare Dio, camminare alla sua presenza. La ricerca di Dio è una delle fatiche più struggenti ed esaltanti che possa fare l’uomo che si muove nelle angustie del tempo e dello spazio, perché, dice la Gaudium et Spes, « la ragione più alta della dignità dell’uomo consiste nella sua vocazione alla comunione con Dio. Ed aggiunge: « Fin dal suo nascere l’uomo è invitato al dialogo con Dio ». Questo dialogo suppone la presenza viva e parlante di Dio.
E perché niente vi è di più intimo ad una creatura che la sua stessa esistenza, è proprio in questa intimità che si realizza la presenza amorosa e paterna divina. Dio è in noi più presente della nostra carne e della nostra anima.
Dio ci circonda, ci avvolge, ci penetra. Egli è presente nel più fondo del nostro intimo. Là dentro, dove il nostro essere confina, quasi a dire, col nulla, sta la mano di Dio che ci regge. Qui Egli ci parla. Non come una forza indeterminata o una semplice legge. Non come qualcosa di neutro, ma come un « Io », al quale è possibile rispondere con un « Tu ». L’intimità di questa Presenza non ci permette di rimanere estranei o indifferenti, come se ci trovassimo di fronte ad una persona sconosciuta, che non pensa a noi e non ci guarda. Al contrario l’intensità dello sguardo di Dio scende nel più profondo del cuore. Non si può ignorare questa Presenza; non si può rimanere neutrali di fronte alla densità dello sguardo di Dio.
Ricercare questo sguardo, prendere coscienza di questa Presenza, è il segreto per fare della vita una continua preghiera, in cui le parole diminuiscono e vengono meno e l’anima diventa sempre più intuitiva: un semplice sguardo interiore di amore realizza un incontro che non finisce più.