Guariento Mario | Quaresima Prima domenica. Matteo 4,1-11
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Quaresima Prima domenica. Matteo 4,1-11

19 Feb Quaresima Prima domenica. Matteo 4,1-11

Gesù fu condotta dallo Spirito nel deserto per essere tentato.

La Quaresima con l’immagine del deserto ha in sé il dono di richiamarci ad una interpretazione precisa della nostra vita: la vita è come un cammino, come attraversare un deserto. Ci dice che è una illusione vivere come se le scelte fossero fatte una volta per sempre. Occorre invece aprire gli occhi e capire che tutta la vita è il luogo della libertà ma anche della tentazione, della fedeltà a Dio, ma anche delle nostre ribellioni, degli avanzamenti, ma anche dei nostri smarrimenti.                                                                              

Il deserto è un’esperienza che lascia sempre la sua traccia: oltre ad essere luogo è anche tempo dello Spirito. Cristo è andato nel deserto per rivivere nella propria carne e nel proprio spirito le sconfitte subite dall’uomo da parte del divisore. Ha voluto ripercorrere la stessa strada del popolo di Dio incredulo delle sue promesse, ma per esaltare e privilegiare la superiorità della Parola di Dio nei confronti di ogni idolatria. “Non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che esce dal cuore di Dio”. La Quaresima può diventare tempo di ricupero di libertà se avremo il coraggio di ritagliarci spazi, anche minimi, per prenderci cura della nostra coscienza, perché è la coscienza che dà un cuore alle mille cose che facciamo. Sempre ci rimane dentro nell’angolo più sperduto del cuore un desiderio di verità, di autenticità, di ritorno all’essenziale. Dopo tanto correre quotidiano è come un chiedersi che cosa conta veramente. Il deserto, la Quaresima ci interrogano su che cosa significa fedeltà, perché le tentazioni vere non sono quelle indicate dalla chiesa ma quelle che vanno a demolire la fede, a sostituire Dio con i nostri progetti, desideri, scelte…Occorre allora stare faccia a faccia con noi stessi e con Dio.

Cristo nel deserto di fronte al Maligno diventa il simbolo dell’uomo nuovo che non soggiace più, schiacciato passivamente dalla tentazione. L’incontro-scontro che si verifica nel deserto evidenzia la potenza della Parola che salva. Riferirsi a questa Parola non equivale a resistere alla tentazione con qualche pio pensiero. Il demonio è sconfitto perché quella Parola è più forte di lui.                                                                                        Il deserto è dominato da due presenze: Dio e satana. Comprendiamo perché in questo luogo avvengano le rivelazioni più forti e si verifichino le tentazioni più aspre. Il demonio è perdente fin dall’inizio, perché non ha compreso che la purificazione del cuore avviene nel deserto. Inoltre egli ignora l’intimità propria della solitudine. Infatti, quando Dio vuole rivelare il suo amore e la sua confidenza chiama in disparte. La tenerezza ha bisogno di intimità. «Perciò, ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore» (Os 2, 16). A noi saper cogliere la proposta di confidenza che avvertiamo nel nostro cuore per evitare ogni possibile dispersione. Il deserto si trova fuori dalla città, prima però di essere un luogo concreto è una mentalità. L’isolamento oscura le nostre relazioni, ci emargina; la solitudine ci arricchisce, crea in noi comunione.