Guariento Mario | Domenica Seconda. La Trasfigurazione . Matteo 17, 1-9.
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Domenica Seconda. La Trasfigurazione . Matteo 17, 1-9.

27 Feb Domenica Seconda. La Trasfigurazione . Matteo 17, 1-9.

La Trasfigurazione . Matteo 17, 1-9.
La Trasfigurazione inonda di luce ogni credente che si accinge ad accogliere il Signore che sale verso Gerusalemme. Sul Tabor la forza della luce è tale da stordire Pietro che «nonsapeva che cosa diceva». Eppure sul monte la luce rimane solo esterna all’uomo. Perché diventi forza interiore, due sono le strade tracciate dal racconto: «Gesù va sul monte a
pregare. E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto».
Contemplare trasforma, l’uomo diventa ciò che guarda con gli occhi del cuore. L’uomo diventa ciò che ama, ciò che prega. Così la preghiera crea storia, a partire dalle profondità dell’anima, una storia di luce che trasparirà sul volto dell’orante.
La seconda strada è raccolta in un verbo, che è il vertice del racconto: «Ascoltatelo».
Ascoltarlo significa essere trasformati. La sua parola chiama, fa esistere, guarisce, cambia il cuore, fa fiorire la vita, dona bellezza, è luce nella notte.
La fede cristiana non è una religione della visione, ma dell’ascolto. Sali sul monte per vedere e sei rimandato all’ascolto. Scendi dal monte, e ti rimane nella memoria l’eco dell’ultima parola: «Ascoltatelo». La visione cede all’ascolto. Il mistero di Dio è ormai tutto dentro Gesù, così come il mistero dell’uomo.
Quel volto di luce è il punto di arrivo, punto “omega” del mondo. Ora sul Tabor lo vediamo grondare di luce, ma nell’ultima notte, sul monte degli ulivi, quello stesso volto stillerà sangue. Gocce di sangue e gocce di luce, inseparabili: la verità risplende non solo sulla montagna dell’estasi, ma nel cuore stesso delle sofferenze degli uomini, del loro inferno,
della loro morte. La croce senza la trasfigurazione è cieca; la trasfigurazione senza la croce è vuota. Essere cristiani è tenere insieme croce e pasqua, un volto intriso di dolore e bagnato di luce.
La trasfigurazione di Cristo ci chiama a trovare tempo e cuore per la contemplazione, per salire sul monte, per scendere nel proprio mistero, dove incontreremo un volto che non è
il nostro volto, ma quello del Figlio: lì mi sarà cambiato il cuore di tenebra che ancora resiste. Scrive Paolo a Timoteo: «Il Signore ha fatto risplendere la vita!». Non solo le sue vesti e il suo volto, ma la vita, qui e
adesso, di tutti. Ha dato splendore all’esistenza, e sogni nuovi e canzoni bellissime al nostro sangue: frammenti di stelle corrono nelle vene.
Il mistero di Dio è ormai tutto dentro Gesù così come il mistero dell’uomo. Se di questa domenica potessimo portare con noi una parola, sia questa:
Il Signore ha fatto risplendere la vita. Ripeterla come un’eco di speranza e di bontà: la trasfigurazione è già iniziata, nelle vene del mondo corono frantumi di stelle. E seminare i segni della bontà e della luce, seminare occhi nuovi che sappiano vedere e ringraziare e imitare le creature che sono buone e luminose, che hanno passione di giustizia e danno la vita.
E beati coloro che hanno il coraggio di essere ingenuamente luminosi nello sguardo, nel giudizio, nel sorriso.

Davvero è bello per noi stare qui, accanto a loro.