Guariento Mario | Domenica Terza di Quaresima. Giovanni 4, 5-42
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Domenica Terza di Quaresima. Giovanni 4, 5-42

27 Feb Domenica Terza di Quaresima. Giovanni 4, 5-42

Ma è giunto il momento, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità”.
La donna era venuta per un’acqua di sempre. Dimenticata l’anfora, ha trovato un’acqua diversa, nuova, un’acqua di libertà. Lei, che, come noi, di acque stagnanti ne aveva conosciute tante, scopre in colui che le parla, Gesù, il pozzo dell’acqua della libertà che zampilla dal suo cuore.
I gesti di Gesù, le sue parole profumavano di libertà. Più lui le parlava, più percepiva che quel profeta era “oltre”, non era imprigionato in schemi, di nessun tipo, gli schemi
che rendono stagnante la vita. Era oltre: oltre la tradizione che esclude che un rabbi possa spiegare la Scrittura a una donna, oltre la proibizione, per un giudeo, di parlare con samaritani, oltre il pregiudizio sulla donna, oltre lo scandalo dei suoi discepoli, oltre l’adorazione a Gerusalemme o sul monte Garizim.
Ecco la festa che Gesù inaugura, la festa della libertà dentro tradizioni che dividono gli uomini dalle donne, che oppongono una cultura all’altra, un luogo di adorazione a
un altro, gente che non ha l’abitudine di sognare, di guardare avanti, ma quella, ossessiva, di guardare indietro! E’ una vera festa incontrare il Rabbi di Nàzaret, l’uomo del pozzo, l’uomo per cui ciò che conta è l’adorazione in spirito e verità.
Questa donna non solo aveva scoperto un pozzo in Gesù, ma, condotta dalle sue parole, aveva come riscoperto un pozzo in se stessa. Perché questa è la vera religione: entrare in contatto con questa parte più segreta di noi stessi. E dal luogo dell’anima parlare con Dio.
Davanti a questo miracolo di libertà e autenticità non possiamo non ricordare Etty Hillesum, morta a 29 anni nel campo di sterminio di Auschwitz. In una pagina del suo
diario, lei, ragazza libera da appartenenze religiose, scrive: «Dentro di me c’è una sorgente molto profonda. E in quella sorgente c’è Dio. A volte riesco a raggiungerla, più sovente è coperta di pietre e sabbia. Allora bisogna dissotterrarla di nuovo.

Mi immagino che certe persone preghino con gli occhi rivolti al cielo: esse cercano Dio fuori di sé. Ce ne sono alcune che chinano il capo nascondendolo fra le mani, credo
che cerchino Dio dentro di sé».
Qualche mese dopo scriverà nel suo diario: «Oggi pomeriggio mi sono ritrovata d’un tratto in ginocchio sulla stuoia di cocco marrone, nel bagno, la testa nascosta nell’accappatoio, che pendeva dalla sedia di vimini rotta. Non riesco proprio a
inginocchiarmi bene, c’è una sorta di imbarazzo in me. Perché? Forse a causa della parte critica, razionale e atea che pure mi appartiene. Tuttavia sento, di tanto in tanto, un forte desiderio di inginocchiarmi, con le mani sul viso, per trovare pace e per ascoltare la fonte nascosta in me».
L’acqua che profuma di libertà, è l’acqua che gorgoglia al pozzo del nostro io profondo
dove siamo soli, cuore a cuore con il profeta di Nazaret..