19 Mar Domenica Quinta di Quaresima- Giovanni 11, 1-45
Gesù nel suo muoversi, entro il panorama turbolento dell’uomo malgrado l’agire omicida degli uomini, vuole la salvezza e la vita per tutti. E già in questa volontà di salvezza c’è la vittoria remota della vita sulla morte: perseguire progetti di vita è già un rallentare la pressione drammatica della morte.
Questo viaggio di Gesù a Betania, che finisce per far convergere i passi di tutti verso la tomba di Lazzaro, si svolge all’ombra della croce, annunciata come mistero di vita e di morte: mentre tutti lo accompagnano alla tomba dell’amico, il sinedrio decreta una morte che sarà «vita e risurrezione» per tutti. L’evangelista annota per la seconda volta la commozione di Gesù mentre cammina verso il sepolcro, dove il Signore incontra la morte di un amico, nuovamente dinanzi a questa realtà egli si commuove, freme, piange.
Nelle sue lacrime umane vi è l’epifania del pianto di Dio dinanzi alla creatura amica che si dissolve. Dinanzi alla morte non resta che il pianto. Ma colui che piange è anche colui che prega, certo di essere esaudito perché «il Padre è in me e io sono nel Padre» e il Padre non lascia mai solo il Figlio. E al Padre piace che il Figlio sveli la gloria e la potenza di Dio. Quando Gesù dice: «Lazzaro vieni fuori», il testo prosegue: «il morto uscì». Perché vien detto che è il morto ad uscire? Perché Lazzaro era già vivente, non era dentro quel sepolcro, era già vivo perché aveva ascoltato la parola di Gesù e l’aveva vissuta, aveva amato. Nei sepolcri ci sono solo i residui dei nostri cari defunti, che sono in mezzo a noi, dove c’è la vita, dove si ama.
Il brano si conclude con le parole: «Liberatelo e lasciatelo andare».
In altre parole: staccatevi, lasciate andare i vostri morti, non rimanete legati ai cadaveri. Sappiate che i vostri cari defunti sono viventi, perché hanno amato e chi ama non può rimanere prigioniero nei lacci degli inferi. Chi ama è già risorto, dice Gesù. La morte porta la vita alle sue massime conseguenze, è l’atto deflagrante della vita, è il momento in cui il fiore sboccia in pienezza. Nel sepolcro entra solo il corpo, ma la vita, l’essenza della vita, continua.
Quando Lazzaro esce nessuno fa festa, perché il messaggio è molto più profondo: lasciate andare i cadaveri, lasciate andare i morti; rimanete con i vivi, viventi perché l’amore non può finire.
In breve, il Vangelo di oggi ci ricorda che non risorge chi muore, ma risorge chi ama e non risorgerà un domani, ma adesso; chi ama, quindi, non morirà più.
Lazzaro esce dalla tomba ed è davanti a Gesù: la Pasqua è vicina e questo segno anticipa la gloria di Dio che si rivelerà in Gesù; e per ora questo anticipo è per la fede dei credenti, i quali ora sanno una cosa: la morte è vincibile, essa non ha l’ultima parola sull’uomo; questa spetta a Gesù.
Ma non tutti accolgono questo messaggio: mentre numerosi giudei entrano nella fede, altri «vanno a riferire» l’accaduto alle autorità… e lo scontro tra morte e vita si fa drammatico: Gesù è condannato a morte.
Chiudo con una citazione del poeta e scrittore spagnolo Miguel de Unamuno, autore di forte spiritualità.
Ogni «amicizia» ci migliora e ci arricchisce, non tanto per ciò che ci dà, quanto per quello che possiamo scoprire di noi stessi. Ognuno di noi ha risorse inutilizzate, angoli dell’anima, cantucci e sacche di consapevolezza che se ne stanno addormentate.
E possiamo anche morire senza averle scoperte, per l’assenza di uno spirito affine che ce le riveli. Noi tutti abbiamo sentimenti insoddisfatti e idee che possono essere attuate solo se viene qualcuno a risvegliarle.
Ogni essere umano ha dentro di sé un Lazzaro che ha bisogno di un Cristo per risorgere. Sventurati quei poveri Lazzari che giungono al termine della propria vita senza incontrare un Cristo che dica loro: «Alzati!».