26 Mar Domenica delle Palme. La Passione secondo Matteo.
L’evangelista Matteo con il suo racconto della Passione di Gesù ci immerge nella contemplazione e ci svela il vero volto di Dio, un Dio innamorato dell’uomo, ma rivela anche il vero volto, la vera identità dell’uomo. Cristo crocifisso ci associa al dinamismo di amore della sua morte gloriosa e ci rende capaci di vivere in una fede filiale la nostra esistenza, con tutte le sue limitazioni e debolezze. Nella croce di Gesù Cristo tutto si riunisce in unità, tutto viene riconciliato, sommerso nella potenza dell’amore. Colui che muore in croce è il nostro fratello che non si ritrae mai da nessun uomo, che cerca di risvegliare in noi le energie della vita, dell’ accoglienza del Padre, della fede ritrovata, della speranza, della solidarietà fraterna con gli altri uomini. Fondamento della fede è la cosa più bella: un Dio che muore d’amore. La croce è l’innesto del cielo dentro la terra, il punto dove un amore eterno penetra nel tempo come una goccia di fuoco e divampa.
Di conseguenza, la fede nella croce di Gesù Cristo porta il cristiano a un nuovo sguardo sul mondo, a credere nella dignità filiale di ogni uomo, nella positività della storia, nonostante la presenza del male: in ogni uomo c’è sempre la forza della croce e della risurrezione che rigenera alla vita divina.
La morte in croce era una morte infamante, vergognosa, che separava il condannato da Dio e dagli uomini, è un condensato di orrore, di ingiustizia, di sangue, un segno che riassume tutta la malvagità dell’uomo. Gesù l’ha accettata e trasformata nel massimo di amore, di compassione, di perdono.
Diceva Karl Rahner: “Per sapere chi sia Dio devo solo inginocchiarmi ai piedi della Croce, e vedo un uomo nudo inchiodato e morente. Un uomo con le braccia spalancate in un abbraccio che non ci rinnegherà in eterno. Vedo un uomo che non chiede niente per sé, non grida: ricordatemi, difendetemi… Dimentica se stesso e si preoccupa di chi gli muore a fianco. La croce rimane una domanda sempre aperta.” Ogni nostro grido, ogni dolore dell’uomo, la sofferenza incomprensibile possono sembrare una sconfitta. Ma se noi ci aggrappiamo alla Croce, allora veniamo presi dentro la forza del suo risorgere.
Egli fa entrare il respiro del mattino dentro ogni nostro sepolcro.
E, tu, Signore, mio intimo,
sento di contemplarti
di toccarti tremante
al crudo legno della croce
appeso.
Nell’oblio di questa ora
il cuore s’ immerge nell’estasi.
Dentro quelle nuvole, Signore,
oso parlarti
e stare
tra le tue mani crocifisse
seducendo le notti più oscure
e sognare nuovi approdi di Sole.
Ed ora che la luce
è ormai caduta,
fa’, mio Signore, che la muta tenebra
il velo della morte squarci
da cima a fondo
e folgori
l’amore del tuo volto di morente.