Guariento Mario | Domenica seconda di Pasqua. Giovanni 20, 19-31
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Domenica seconda di Pasqua. Giovanni 20, 19-31

10 Apr Domenica seconda di Pasqua. Giovanni 20, 19-31

Gesù e Tommaso ci presenta la chiusura dell’uomo al mistero; non è facile vedere i segni della presenza di Dio nel mondo: alcuni li vedono prima, e sono forse i tipi affettivi; poi ci arrivano gli intuitivi, poi le persone lente e solide; ma ci sono anche gli scettici, che arrivano ultimi, ma che pure possono anch’essi arrivare.

A tutti Gesù amabilmente si rivela, a ciascuno secondo il suo modo. Dall’altra parte, il nostro episodio pone in risalto la bontà di Gesù che cerca il modo adatto a Tommaso, che è diverso da quello di Maddalena, di Giovanni e di Pietro.

Non tutti i mezzi sono adatti a tutti, ma per tutti c’è un modo e un tempo, che il Signore conosce. È certo che il Signore a tutti vuole rivelarsi, anche a quelli che sembrano più refrattari e che maggiormente lo respingono. A questa fiducia ci educa il messaggio evangelico, anche se non sempre possiamo appoggiarla direttamente su delle esperienze concrete, le quali anzi talora ci dicono tutto il contrario.

Il racconto termina con una beatitudine, una delle due sole beatitudini di Giovanni: la «beatitudine della fede» e la «beatitudine del fare»; « Beati voi se, sapendo queste cose, le farete ». Credere e fare. Beati noi se, aprendo gli occhi sui segni della presenza di Dio nella nostra vita così com’è, e non come l’avremmo sognata o la vorremmo, crediamo al Risorto presente in noi.

Dopo la paura, da dove si riparte? Dopo il tradimento, l’infedeltà, i fallimenti, l’odio, le guerre, la violenza, la persecuzione, i chiodi e la croce, da dove si riparte? Dopo la delusione, l’amarezza e la schiacciante vittoria del male, da dove si riparte? Si riparte dallo Spirito Santo.

Da dove altrimenti? Si deve e si può sempre ripartire dallo Spirito, dalla dimensione spirituale della vita. Gesù fa ripartire i suoi dallo Spirito, dal soffio del mantice dell’Amore di Dio, lo Spirito. Gesù soffia. E’ lo stesso verbo con cui la Genesi narra l’azione di Dio che insuffla negli uomini il soffio della vita, il respiro di Dio. Dove Dio fa giungere il suo soffio vitale, là germoglia la vita.

Poi si riparte. Ma non si riparte da capo, si riparte dallo Spirito e solo dallo Spirito, perché lo Spirito è vita e dà la vita a ogni vita. Quando la vita cede alla paura, non c’è forza che possa darle nuovo respiro, salute e salvezza, se non lo Spirito. Ma cosa significa realmente ripartire dallo Spirito nella pratica quotidiana della vita? Ripartire dallo Spirito significa ripartire dal perdono.

Gesù soffia dentro i discepoli la potenza dell’Amore, la potenza spirituale del perdono.

Nulla può ripartire dopo essere stato ferito, corrotto, rovinato, se non dalla potenza del perdono. Il perdono è rinascere da qualsiasi tipo di disarmonia. Il perdono chiesto umilmente a Dio Amore per ogni debito contratto nei riguardi dell’Amore assieme al perdono chiesto ai fratelli per ogni ferita e danno a loro infetti e al perdono offerto ai fratelli per ogni ferita e danno da loro provocatici.

Il movimento vitale e rivitalizzante del perdono è l’unico vento che può riempire di pace vera le vele della vita.

Ma questo vento rivitalizzante del perdono non è possibile all’uomo con le sue sole forze, necessita dell’invasione, del soffio “dentro e sopra” dello Spirito; per questo Gesù non ha perso un secondo a soffiare il vento forte della Vita dentro il cuore dei suoi.