Guariento Mario | DOMENICA DI CRISTO RE 21.11.2021
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DOMENICA DI CRISTO RE 21.11.2021

22 Nov DOMENICA DI CRISTO RE 21.11.2021

Giovanni 18, 33-37

Considerata l’importanza e l’equivocità di questa festa, siamo invitati a riflettere su un importante e duplice tema: l’idolatria del potere e il tempo. Gli Ebrei, fin dal monte Sinai con il contratto di alleanza, avevano accettato la signoria di Dio su di loro codificata nella Torah. Questa signoria era esercitata da Mosè, nel deserto, dai Giudici dopo l’insediamento in Palestina, dai re d’Israele in epoca sedentaria, ma nessuno ha mai messo in discussione la supremazia di Dio su Israele che anzi si considera «proprietà» del Signore.
Avviene un fatto nuovo. Alla domanda di Pilato se deve crocifiggere «il vostro re», i Giudei rispondono: «Non abbiamo altro re che Cesare». È il momento drammatico: Israele rinnega l’alleanza del Sinai, abdica dalla unicità di Dio e cessa di essere la «proprietà» di Dio. I Giudei oggi rinnegando il Dio dell’alleanza, riconoscono come loro re e signore il «Cesare» di Roma che li opprime e impoverisce.
Gesù, affermando la sua regalità davanti al rappresentante di Cesare, prende le distanze sia da Cesare, sia dai suoi contemporanei, colpevoli di apostasia. Egli afferma la «signoria di Dio» contro ogni forma di idolatria del potere. I capi degli Ebrei accusano Gesù di usurpare il titolo regale che spetta al loro «dio» che è Cesare, e infatti si aspettano che il procuratore Pilato difenda i diritti dell’imperatore e condanni Gesù per lesa maestà. Gesù risponde svelando ancora una volta il disegno di Dio e il vero senso della sua «regalità». Gesù capisce che la domanda del procuratore romano viene dai Giudei e a essi risponde con chiarezza distinguendo due livelli: il mondo del potere e il mondo della grazia; il mio regno non è di questo tempo. Il tempo è una dimensione dell’anima, un processo dello spirito che deve contemporaneamente coordinare e armonizzare il mondo finito e il mondo eterno che coesistono nel cuore umano.
Finitezza ed eternità non convivono l’una accanto all’altra, ma coesistono in una simbiosi di unità. Solo Gesù vive questa dimensione in quanto in lui e solo in lui l’umano e il divino coincidono. Non così in noi, ma in modo simile condividiamo i due versanti della vita: viviamo la finitezza che accade nel succedersi degli eventi e nel limite dell’esperienza e allo stesso tempo sperimentiamo la stabilità dell’eternità di cui nutriamo un desiderio infinito: «Per te ci hai fatti e il nostro cuore è inquieto finché in te non trovi pace».
Il tempo è il «luogo» dell’incarnazione di Cristo che semina il germe della divinità nella fragilità umana e anche il punto di partenza della sua risurrezione. Nell’«ora» del «mistero pasquale» il tempo diventa eterno e l’eternità diventa temporale.

Celebrare l’Eucaristia quindi non significa solo compiere un rito, ma spalancare le porte della finitezza all’onnipotenza di Dio e anticipare «qui e ora» quella dimensione del Regno di Dio di cui siamo parte e a cui, allo stesso tempo, aspiriamo. Per ascoltare e dare adesione a Gesù si richiede pertanto una predisposizione ad amare la vita e l’uomo. ”Sei tu, il Re dei Giudei? Sei tu…? Ricerca di certezze, più che di verità. E tu chi sei? È l’interrogativo perenne dell’uomo allo specchio, in cerca di autenticità, di coerenza delle proprie radici con il suo presente. La risposta di un dio-nudo, di un Ecce-Homo sarà penetrante, convincente, prossima alla verità: Io sono la via, la verità, la vita: sintesi di valori e di sensi autentici. Neanche Dio promette certezze, riparo da dubbi ed incognite, e non risponde a domande sull’ora, sul futuro, sui risultati delle avventure della scienza, sugli esiti di percorsi di vita, ma si offre solo come Verità, Verità che si incarna e si fa storia nel Figlio-Gesù. E ai tentativi di barare, con Lui, per trascinarlo nei propri sentieri, sul dove, quando, come, questo Figlio conferma di testimoniare la Verità. E si fa garante del Padre, annunciando figliolanze universali, e richiedendo ad ogni uomo la sua necessaria fiducia nella verità, per vivere una vita pregnante di senso.

Per questo Egli moltiplica i richiami alla Verità, traccia vie per accostarvisi ed invita a sperimentarla: essa può essere accettazione dell’essere, rispetto del creato, esperienza di corresponsabilità, tentativi produttivi di giustizia, realizzazioni di Beatitudini. Essa è anche riconoscimento di infiniti orizzonti, essa è intreccio di pensieri e di esistenze. Essa è anche visione di mistero. E pertanto non risolutiva dei numerosi perché. Essa ci possiede e noi possiamo vivere in essa e sperimentarla sulla propria pelle, e aprirci ad essa, come in un’esplosione di tensioni umane e di contemplazione di svelamenti divini. Ed io, chi sono, Dio?  Un viandante in cerca di vie e di luce, di chi annuncia proposte di vita, e, passo dopo passo, si accosta al traguardo fino a trovare pace nella verità. “Il cielo, nella sua estasi, sogna una terra perfetta; la terra, nella sua pena, sogna un cielo perfetto; una paura incantata impedisce la loro unione” (S. Aurobindo.)